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BACARO DA FIORE


Il bacaro è il luogo dove anticamente avveniva la mescita del vino, ciò che succedeva anche qui già dal lontano 1871. E’ proprio da più di cent’anni che tra queste mura viene venduto il “nettare” di uso quotidiano per i veneziani, che diventa un rito, quello dell’ombra, che la nostra famiglia non ha voluto ignorare. Da qui parte la nostra forte volontà di ricavare uno spazio all’interno della Trattoria “da Fiore”, un angolo dove i nostri clienti possono vivere un momento che appartiene alla storia ed alla cultura veneziana, dove si può degustare del vino o bere uno spriz, accompagnato da un tipico cichéto.



La Cicchetteria “da Fiore” nasce proprio per ridar vita e lustro a quel locale antico, un po’ bar ed un po’ osteria, che offre piccoli assaggi che ben si accompagnano ad un buon bicchiere di vino, l’ombra per l’appunto.

“Andar a cicchettare” equivale, nel moderno linguaggio culinario, a mangiare uno spuntino, per il quale noi abbiamo voluto riproporre gli assaggi che si trovavano nelle tradizionali cicchetterie: il pesce fritto (calamari, scampi, sardine) ma anche le verdure fritte (zucchine e fiori di zucca, melanzane, peperoni, carciofi), le polpette di carne o di pesce, le seppioline “roste” (cotte alla griglia), le sarde in “saòr”, i polipetti, i crostini con il baccalà mantecato, la “spienza” ed altro ancora, a seconda della stagione e del mercato.

Tutte queste specialità vengono meglio gustate se accompagnate da un’ombra, per la quale abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione sui vini del territorio, quelli tipici delle nostre terre, il Triveneto, per offrire ai nostri clienti le migliori selezioni di vini bianchi e rossi da degustare al calice.

Vi assicuriamo che non è male passare un po’ di tempo in un bacaro, tra un’ombra, un cicchecto e le chiacchiere dei veneziani che qui si danno appuntamento non solo per l’aperitivo ma durante tutta la giornata. Si può arrivare anche a pasteggiere, in maniera informale, con alcuni piatti, oltre ai cichetti, da noi pensati proprio per il bacaro ma vi ricordiamo che i nostri orari sono: dalle 9.00 del mattino alle 22.00 della sera, tutti i giorni con chiusura per turno di riposo al martedì.
BACARO-CICCHETTERIA: Il bacaro è il luogo dove anticamente avveniva la mescita del vino per la vendita al pubblico e dove i lavoratori andavano a mangiare portandosi da casa il cibo ed acquistando dall’oste il vino e la grappa. La cicchetteria è il passo successivo al bacaro dove si inizia la vendita di stuzzichini che accompagnano il calice di vino.

CICHÉTO: E’ lo stuzzichino che accompagna l’ombra o lo spriz. Per un’ombra ed un buon cicchétto non c’è orario: può essere preso come aperitivo prima del pranzo o della cena o corrispondere ad un momento di pausa durante la giornata. Il cicchétto tradizionale è ad esempio la polpetta, l’uovo sodo, la sarda in saor, il crostino con il bacalà mantecato, la seppiolina “rosta”, la molecca fritta, solo per citarne alcuni e non di certo il trancio di pizza!

OMBRA: E’ dialettalmente, il “goto”, ossia un bicchiere di tipo robusto della capacità di un ottavo di litro.

SPRIZ: Bevanda presa generalmente come aperitivo ed ottenuta miscelando distinte parti di vino bianco, amaro (bitter, select o aperol), selz e ghiaccio, il tutto guarnito da una fettina di limone o d’arancio.

RIO: Piccolo canale d’acqua.

RIO TERA’: Strada, passaggio costruito su un canale interrato.

CALLE: Strada più lunga che larga.

FONDAMENTA: Strada che costeggia un canale e che ha funzione di fondamenta per gli edifici che vi sorgono.

LEONE ALATO: Il leone alato è raffigurato con il libro del Vangelo aperto, dove appare l’iscrizione “pax tibi marce evangelista meus” ossia “pace a te Marco mio Evangelista”. Secondo una leggenda un angelo avrebbe pronunciato queste parole a San Marco (patrono di Venezia festeggiato il 25 aprile di ogni anno ) quando si trovava nelle isole della laguna per predicare, annunciandogli così la pace del riposo eterno che egli avrebbe trovato proprio nella città lagunare. Il corpo del Santo è sepolto nell’omonima Basilica da quando, secondo una leggenda, nel IX secolo due mercanti Rustego e Bon (Rustico e Buono) trafugarono le sue spoglie da Alessandria d’Egitto, nascondendole sotto pezzi di carne di maiale al fine di evitare i controlli dei musulmani a cui questa carne è proibita. IL Leone alato simbolo dell’evangelista diventa così emblema della città ed una sua rappresentazione è posta, a fianco della statua di San Teodoro, nelle due colonne di fronte al bacino di San Marco (828 d.C.). Il Leone così rappresentato è simbolo di pace, mentre il “Leone di guerra” viene raffigurato con il libro del Vangelo chiuso e la spada in pugno per difendere la città ed i veneziani, diventando anche simbolo della potenza militare della Repubblica Serenissima.

FESTA DELLA MADONNA DELLA SALUTE: Questa festività, che ricorre ogni anno al 21 novembre, ha origini molto antiche e risale alla prima metà del XVII secolo quando a Venezia scoppiò un’enorme epidemia di peste che durò 16 mesi e che fece 80.000 morti nella sola città di Venezia e 600.000 nelle sue province. Il Doge, Nicolò Contarini, ed il Senato, si votarono alla Madonna, promettendo un tempio sulle rive del Canal Grande e la peste cessò nel 1631. Il Governo mantenne la promessa e costruì subito una chiesa in legno e bandì un concorso per l’edificazione del Tempio votivo, promettendo che la popolazione dell’intera città lo avrebbe visitato il 21 novembre di ogni anno. Il concorso fu vinto dal veneziano Baldassarre Longhena, ed al suo interno si possono ammirare anche alcune opere del Tiziano.

LA FESTA DELLA “SENSA”: E’ il giorno dell’Ascensione e la sua festa ha origini lontane nel tempo. Era quasi la fine del primo millennio quando il Doge Petro Orseolo II, fu supplicato dal popolo della Dalmazia e dell’Istria affinché intervenisse a loro difesa contro i pirati Neretani che aggredivano tutte le popolazioni costiere. Essendo i Neretani un problema anche per Venezia, il Doge ed il Senato accettarono di intervenire a patto che Istria e Dalmazia diventassero “protettorati” di Venezia. Nel giorno dell’Ascensione dell’anno 997 il Doge Pietro Orseolo II partì con i suoi soldati e grazie alla loro astuzia ed alla loro abilità sconfisse i pirati. Tornato in patria vincitore, il Doge fu festeggiato e onorato e si istituì nel giorno dell’Ascensione la cerimonia del matrimonio con il mare dove lo “sposo”, il Doge per l’appunto, giurava di difendere il mare (l’Adriatico) da intrusi stranieri come se fosse la più amata delle sue spose. Da allora, nel giorno dell’Ascensione, tutti i Dogi salirono sul Bucintoro (imbarcazione dogale da cerimonia) seguiti dai nobili e dal popolo nelle loro barche e al largo del Lido si unì in matrimonio con il mare gettando un simbolico anello e pronunciando la frase “Mare noi ti sposiamo in segno del nostro vero e perpetuo dominio”. Le pietanze tipiche di questa festa sono la lingua salmistrata, il lesso con il cren …..

LA FESTA DEL REDENTORE: Questa festa ha origini luttuose e simboleggia la necessità dell’uomo di esprimere tutta la propria vitalità di fronte alla morte quando riesce a scampare ad un grave pericolo. Nel 1576 a Venezia esplose una terribile epidemia di peste (non fu la prima e non sarà l’ultima ad abbattersi nella città lagunare) che decimò la popolazione al punto che il Governo fu costretto ad invitare forestieri a stabilirsi in città per ripopolarla. Malgrado fossero stati presi tutti i provvedimenti conosciuti all’epoca, la ferocia dell’epidemia era tale che ai veneziani non restò che affidarsi al cielo. Il Senato chiese a Cristo Redentore di stendere la sua mano misericordiosa sulla città e fece voto di edificare un tempio votivo ad egli dedicato sull’isola della Giudecca. La peste cessò dopo sei mesi quasi improvvisamente il 21 luglio 1578 ed il Senato decretò che si sarebbe onorato il Santissimo Redentore ogni anno alla terza domenica di luglio. Si costruì subito un tempio in legno provvisorio ed un ponte di barche che univa San Marco alla Giudecca affinché il popolo potesse raggiungere in processione l’isola. Poi fu innalzata, su un progetto del Palladio, la Chiesa del Redentore senza badare a spese. In seguito, quando il ricordo della tragedia si attenuò, rimase la devozione al Redentore ma trovò spazio anche il festeggiamento profano. La sera del Redentore, i veneziani della Giudecca iniziarono a festeggiare nei giardini con cene all’aperto, mentre altri preferirono prendere il fresco sulle loro barche ornate per l’occasione di frasche (fronde) e baloni (lanterne di carta colorata). Questa è sempre stata una festa famigliare molto sentita dove le donne preparavano per l’occasione sarde e sfogi in saor ( sardine e sogliolette), anara col pien (anitra ripiena) e farài (fiaschi di vino) mentre gli uomini preparavano il sandalo o la topa (tipi di imbarcazione) con fronde e lanterne di carta colorate rotonde o a fisarmonica per uscire poi nel bacino San Marco, di fronte alla Chiesa del Redentore per cantare e far festa. Alle undici della sera di spengono le musiche ed iniziano i foghi (spettacolo pirotecnico).


 

Trattoria Da Fiore a Venezia di Boschian Sergio | Credits